giovedì 1 gennaio 2009


Mare d’Irlanda
Il suono struggente di una cornamusa cullava i sogni dei marinai, ancora addormentati sul ponte della Aislig Gheal. Quel suono li avvolgeva e li confortava come le braccia di un'antica madre. Quel suono voleva dire casa, voleva dire Irlanda.
Shane era ai piedi dell’albero maestro, avvolto in un pesante mantello di pelliccia, un nodo nel petto che sembrava stringersi sempre più, mano a mano che si avvicinavano alla costa. La luce lattiginosa dell’alba confondeva ogni profilo, mentre il cielo si perdeva nelle acque grigie di un mare cupo e freddo.
Mare che in tempi remoti era stato solcato da navi guerriere; mare da cui erano giunti gli invasori inglesi.
Shane ammirò commosso la costa e lasciò che le note della cornamusa scandissero i battiti del cuore. I suoi occhi scrutarono il verde profilo delle colline, le alte scogliere che si gettavano a picco nel mare, il faro stagliarsi nitido contro lo sfondo plumbeo del cielo, il volteggiare dei gabbiani.
Finalmente faceva ritorno alla sua terra natia, dopo un tempo che gli pareva infinito.
Il vento gli scompigliò i capelli, strappandolo ai suoi pensieri.
«Ammainare le vele!». L’agile brigantino rallentò l’andatura, puntando diritto verso il piccolo porto.
Shane bevve un sorso di whisky dalla fiaschetta che portava al fianco e un sorriso di gioia gli illuminò il volto. «A casa,» gridò in gaelico. «A casa!».


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